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Venerabile
PADRE DANIELE DA SAMARATE
frate cappuccino missionario
lebbroso
Aprile 2026
Piccola Biografia in omaggio per te: Chiedila!
Cari amici,
Pace e bene.
Padre Paolino Pegurri arrivò in Brasile nel 1939 e vi rimase fino al 1987. Nel gennaio 1994 concede una lunga intervista a padre Apollonio Troesi. Siamo nei tempi in cui si sta svolgendo il Processo Diocesano di beatificazione di padre Daniele da Samarate. Le parole dei veterani della missione sono preziose perché permettono di intravedere i fili della storia e di scoprire la misteriosa azione del Signore che dona al suo popolo i suoi santi. Ecco una prima parte dell’intervista.
fra claudio todeschini
vicepostulatore
“Padre Daniele vicino vicino”
- Prima ancora di farti parlare da missionario, ci piacerebbe sapere se hai qualche ricordo di Frei Daniel che risalga alla tua “infanzia fratesca”.
Ne ho uno... All’età di 13 anni nel 1925, accompagnato dalla mamma, sono entrato nel vicino convento di Lovere e i Frati Cappuccini mi hanno ricevuto tra gli alunni, i “fratini”.
P. Daniele da Samarate era morto nel 1924, quindi né io né i miei compagni lo conoscevamo, non sapevamo niente di lui... ma ecco che un bel giorno è arrivato tra noi un Vescovo missionario cappuccino, mons. Roberto Giulio Colombo e lui ci ha parlato a lungo di P. Daniele. Si capiva che lo portava nel cuore. Fu iniziativa sua, perché - come ho detto - nessuno di noi sapeva niente di P. Daniele...
Ce lo presentò come uomo intelligente, fisico di atleta, buono, amorevole con tutti, contento della sua vocazione, dotato di qualità eccezionali.
Quello che rimase impresso nella nostra memoria fu la descrizione della malattia che a poco a poco consumò il suo fisico, sfigurandogli il volto e le membra. E il Vescovo ci disse della sua grande rassegnazione, del suo forte spirito di fede che lo sostenne durante il lungo periodo di anni, senza lamentarsi, dando segni di conformità al volere di Dio, sempre con il sorriso sulle labbra nel portare la pesante croce.
Nessuno fiatava, tutti pendevamo dalle labbra del Vescovo che concluse dichiarando la sua personale stima e la sua grande ammirazione verso il Confratello ammalato che aveva visitato spesso in quel triste recinto di morte che si chiamava Tucunduba.
Dico la verità: Mons. Colombo se ne è andato subito, ma noi per alcuni giorni, P. Daniele l’abbiamo sentito vicino vicino e ci parlava e ci sorrideva, e ci invitava... in Missione.
- Hai finito per andarci!.. E più avanti, durante gli anni di noviziato e di studentato, alla vigilia di partire per il Brasile, non ricordi niente?
Ho un ricordo nitido e risale al 1929, quando - diciassettenne - ero Novizio nel convento di Sovere.
Arrivò dal Brasile un altro Vescovo, il Successore di Mons. Colombo, Mons. Emiliano Lonati e anche lui che conobbe da vicino P. Daniele e lo ammirava tanto, ce ne parlò spontaneamente. Ci disse testuali parole: “P. Daniele è stato un grande missionario: era nato per essere tale. È stato un buonissimo educatore, un esimio evangelizzatore. Faceto, allegro, entusiasta, contento sempre, mostrava di possedere uno spirito di generosità che a volte aveva dell’eroico. Anche colpito dalla terribile malattia, anche quando il dolore si accentuava, nessuno lo ha mai sentito lamentarsi o uscire con parole di rivolta”.
Si sa, a quel nostro tempo, i novizi non potevano far domande, ascoltavano e basta, ma nessuno, anche potendo, avrebbe osato interrompere l’illustre Ospite tanto era l’attenzione che ci aveva preso. Si capiva benissimo che parlava di quello che aveva visto, anche perché ricordava con dovizia di particolari che il 27 ottobre 1920, appena arrivato in Brasile, era andato assieme agli altri a visitare P. Daniele in lebbrosario ed era stato colpito all’inverosimile dalla santa pazienza di quell’ancora giovane frate che all’epoca aveva la sua stessa età di adesso mentre stava conversando con noi. Forse per questo lamentava come la terribile malattia e la morte lo avevano colpito nel fiore degli anni, togliendogli quella gioia di spaziare a tutto campo, isolandolo dal convivio del popolo che egli tanto amava.
E concludeva: “Misteri di Dio che sempre realizza prodigi soprattutto quando le certezze e le sicurezze umane cadono miseramente...”.
Mons. Colombo ci aveva colpito, ragazzini spaesati e sprovveduti, per quanto dentro le mura del convento. Quell’incontro era stato come un bel temporale in piena estate, ma non era durato molto... Con Mons. Lonati - Vescovo eletto che andava a Brescia, sua città natale, per essere consacrato - è stato tutta un’altra cosa. Ci ha scosso nel profondo... ricordo che per un bel pezzo i nostri discorsi, quando potevamo parlare, erano sempre attorno a quelle piaghe, a quel sorriso, a quel lavoro apostolico in grande stile perché realizzato dai chiodi della Croce.
PREGHIAMO
O Concedimi, o Signore, l'audacia dei leoni,
con cuori teneri come la rugiada del mattino.
Lascia che il Tuo Spirito
sussurri forza nel mio essere,
volgendo il mio sguardo verso la croce,
dove la paura trova la sua sconfitta
e l'amore rivendica la vittoria.
Vestimi della Tua armatura,
affinché io possa rimanere saldo,
un faro della Tua verità
in un mondo alla deriva nell'incertezza.