|
|
Venerabile
PADRE DANIELE DA SAMARATE
frate cappuccino missionario
lebbroso
Fra Claudio Todeschini
11 Luglio 2026
ci ha lasciati dopo 10 anni di prezioso servizio
ricordiamolo nella preghiera
Agosto 2026
Piccola Biografia in omaggio per te: Chiedila!
Cari amici,
Pace e bene.
Continuiamo a leggere alcuni tratti dell’intervista rilasciata dal missionario padre Paolino Pegurri a padre Apollonio Troesi nel 1994.
È una storia che meravigliosamente si ricostruisce, dove ogni filo contribuisce a realizzare il disegno o, meglio, il ricamo.
Siamo davvero riconoscenti ai nostri frati missionari che ci hanno consegnato la coraggiosa testimonianza di padre Daniele “un sacerdote cappuccino” di “inalterabile pazienza”.
fra claudio todeschini
vicepostulatore
pubblicato postumo
Un ricordo infinito…
Non era solamente il popolo minuto che lodava P. Daniele e, tutto sommato, è abbastanza facile accontentarlo in fatto di santità, ma erano anche le Suore che venivano ad aumentare il coro delle approvazioni e sappiamo bene che non è proprio così facile soddisfare le persone di Chiesa: hanno il palato fine in proposito...
Eppure, tutte queste Suore - o di persona o per sentito dire - lo esaltavano con e come il popolo. Si vedeva chiaramente - mi dicevano convinte - che possedeva un animo buono e generoso al massimo, stimolato come era dal suo grande attaccamento all’Ideale, santamente fiero di essere missionario. Come era contento quando poteva o con le parole o con i fatti concreti, accontentare tutti quelli che ricorrevano a lui!
Trascrivo qui, in chiusura, un fatterello simpatico che quasi tutte mi narravano con abbondanza di particolari più o meno coloriti a seconda di chi me lo presentava.
Al Prata, durante quegli anni santi, una povera donna senza marito - non ricordo se vedova o abbandonata - con due figlie in tenera età: una di 7, l’altra di 5, improvvisamente perdette il lume della ragione e andava inebetita per la Colonia, suscitando riso e compassione... P. Daniele intervenne subito: lo videro arrivare in collegio dando la mano alle due bambine che lo seguivano docili docili. Pregò Madre Agnese di prenderle sotto la sua protezione e, dato che la più piccola non aveva ancora l’età per entrare, lui le disse di lasciar perdere per quella volta e sorridente e soddisfatto le lasciò lì... Naturalmente si prese cura della madre istupidita, facendole portare da mangiare tutti i giorni. Le Suore si attardavano a descrivermi P. Daniele che veniva avanti con le due bambine e parlava loro e si chinava per suggerire qualcosa e quelle ridevano e camminavano saltellando e si adattarono subito con noi, anche perché ogni giorno puntualmente arrivava P. Daniele con caramelle e biscottini...
- Ottimo. Grazie di cuore, carissimo P. Paolino, per la completezza dei tuoi ricordi interessantissimi. Ora, come finalino prezioso, hai qualcosa da aggiungere? Qualche suggerimento da consegnarci per affrettare i tempi della glorificazione di P. Daniele?
Niente ringraziamenti: era mio dovere!
Posso aggiungere questo: nel 1977 - data abbastanza recente - sono stato trasferito per la terza volta in Belém: superiore e anche parroco perché nel frattempo la nostra meravigliosa chiesa dedicata a S. Francesco era diventata sede parrocchiale.
Bene, come parroco, andavo spesso per ministero nel quartiere dove ai tempi sorgeva Tucunduba, il lebbrosario tristemente famoso. Passavo anche dove - dicevano - era situata la famosa casa di P. Daniele, il “Retiro São Francisco” e mi piaceva fermarmi a parlare con quelli che abitavano nei dintorni. Trovavo sempre qualcuno che mi ripeteva esattamente quanto io avevo già raccolto nelle mie visite precedenti.
“Qui continua ad essere ricordato il vostro P. Daniele - mi dicevano - qui è ricordata con ammirazione Maria da Penha, la santa infermiera di P. Daniele. Quella - lo sanno tutti qui - quando morì il Frate da lei assistito, pianse come una mamma che perde la sua creaturina”.
Nel 1978 chiamai in convento un muratore per alcune riparazioni e venni a scoprire che era figlio di Maria da Penha. Mirabile coincidenza...
Mi piaceva intrattenermi con lui e lui mi parlava tanto volentieri di sua mamma. Ricordo che in una di quelle occasioni, mi disse testualmente: “Mamma Maria nutriva una tal fiducia in P. Daniele che nei casi difficili della nostra vita familiare, si rivolgeva automaticamente a lui, lo sentiva, lo vedeva vicino e subito riceveva quel conforto, aiuto e sollievo che trasmetteva a papà, lui pure hanseniano, e a noi suoi figli”.
In quel mio ultimo triennio di superiore e parroco notai come attorno al quadro di P. Daniele, posto da tempo nel corridoio della portineria, aumentavano gli ammiratori e i devoti, aumentava la luce delle candele e il colore vivace dei fiori tropicali, aumentavano gli ex-voto, evidentemente per grazie ricevute...
Aumentava ogni cosa, tanto che una donna religiosa e pia si offrì per tenere pulito il corridoio e lasciare sempre in ordine quanto veniva messo davanti al ritratto sofferto del nostro Confratello, già chiamato e invocato come “santo”. “Vox populi, vox Dei”.
Sappiatelo bene: la polvere del tempo non si è posata su P. Daniele né mai si poserà! È Dio in persona che non lo vuole! Perciò...
PREGHIAMO
Signore fa che possiamo servire il prossimo.
Facci amare le persone che aiutiamo,
che ci sono accanto, soprattutto chi soffre.
Fa che mettiamo da parte i nostri interessi personali
per il bene dell’altra persona,
aiutaci a diventare più ricettivi all’azione dello Spirito.
Fa che possiamo vedere sempre nell’altro il tuo volto, Gesù.
Facci vedere l’aspetto migliore negli altri fratelli.
Aiutaci a scoprire le buone qualità degli altri,
fa che impariamo a conoscerli meglio come figli di Dio.
Lo Spirito ci doni la grazia di amare e di apprezzare
tutti quelli che tu metterai sul nostro cammino.