maggio
2026

Venerabile

PADRE DANIELE DA SAMARATE

frate cappuccino missionario

lebbroso

 

Maggio 2026

 

 

    

 Piccola Biografia in omaggio per te: Chiedila!

      

            Cari amici,

        Pace e bene.

 

Continuiamo a leggere alcuni tratti dell’intervista rilasciata dal missionario padre Paolino Pegurri a padre Apollonio Troesi nel 1994.

È una storia che meravigliosamente si ricostruisce, dove ogni filo contribuisce a realizzare il disegno o, meglio, il ricamo.

Siamo davvero riconoscenti ai nostri frati missionari che ci hanno consegnato la coraggiosa testimonianza di padre Daniele “un sacerdote cappuccino” di “inalterabile pazienza”.

 

fra claudio todeschini

vicepostulatore

 

 

“Portare la croce con amore”

 

- E sei approdato anche tu – nel 1939 - in questa nostra terra di adozione. Missionario novello, di 27 anni, ti sei guardato attorno, come tutti noi, del resto... Ora, in quei tuoi primi anni, molto a ridosso dei tempi di P. Daniele, hai sentito parlare di lui?... I Confratelli più anziani che l’avevano conosciuto e - pensiamo - ammirato, ne parlavano?

 

            Chiaro che ne parlavano, anche perché quelli erano anni gloriosi di testimonianza e di martirio. P. Ignazio da Ispra era appena morto e P. Marcellino da Cusano stava vivendo ormai disfatto, il suo ultimo anno di vita... quindi o per l’uno o per l’altro o per l’altro ancora, il discorso su di loro veniva con frequenza a galla.

            Pensa: in poco più di 15 anni (1924-1940) tre missionari - e che missionari! - sono morti consunti in olocausto dalla terribile, inarrestabile lebbra, “guadagnata” perché facevano sul serio, non si risparmiavano per nulla. Lasciamelo dire: sono poche le Congregazioni religiose - tutte benemerite, naturalmente - che possono contare tra le proprie fila apostoli di questo peso.

            È chiaro, perciò, che i miei Confratelli ne parlassero: con orgoglio santo, con ammirazione sincera. Parlavano più spesso e volentieri di P. Daniele sia per sottolineare di averlo conosciuto personalmente, sia perché dei Tre era Quello che aveva inciso maggiormente sul loro spirito.

            Mi ricordo in particolare di P. Eliodoro Sala da Inzago, tipica figura di missionario cappuccino, entusiasta, tuttofare, capace di smuovere le montagne e città intere come Teresina e Parnaiba nel Piauì.

            Quante volte il suo discorso cadeva su P. Daniele!

            Giunto in Missione nel 1920, lo aveva visitato a più riprese nella casa di Tucunduba, lo aveva fotografato con tutti quei bambini già lebbrosi e aveva avuto la grazia di assisterlo negli ultimi giorni di vita... Coraggioso questo fraticello, intraprendente: aveva telegrafato al Superiore regolare perché lo lasciasse ancora un po’a Belém. Urgeva per lui l’Obbedienza, doveva recarsi a Barra do Corda..., ma lui non voleva né sapeva distaccarsi da quel letto, cattedra di alta santità e allora prende quell’iniziativa, a quei tempi in cui gli ordini non si potevano discutere e tanto meno procrastinare. E P. Roberto Colombo, il buon Superiore, il Vescovo della mia infanzia, risponde, dando il permesso. Per nostra fortuna! Dobbiamo ringraziare P. Eliodoro e P. Roberto se oggi conosciamo nei dettagli quei meravigliosi particolari della santa morte di P. Daniele...

            P. Eliodoro mi esaltava soprattutto la pazienza di P. Daniele: una pazienza costante, inalterabile, motivata che diventava “passione” per gli ammalati suoi fratelli. Mi ripeteva a non finire: - P. Daniele ha portato la sua croce pesantissima con amore. Io l’ho sentito pronunciare parole di gioia e di ringraziamento. Parlava a stento, con grande fatica, ma gioiva sotto quel peso... Sai? Faceva venire addosso una santa invidia: potessimo fare altrettanto!

            Devo qui affermare ad alta voce, dopo tanti anni, che il mio primo “maestro” in Missione, P. Eliodoro, aveva pienamente ragione.

            Io stesso ho avuto modo di rendermene conto personalmente, leggendo e traducendo per il pubblico italiano parte del Diario scritto da P. Daniele. Davvero in queste pagine io ho scoperto un’anima privilegiata, un uomo dalla fede indomita, con un coraggio e una fiducia a tutta prova, un uomo dal cuore esuberante di amore verso Dio e il prossimo. Ho scoperto con enorme soddisfazione un sacerdote cappuccino, sottolineo: cappuccino con i tratti inconfondibili dei nostri Santi e Venerabili che abbiamo imparato a conoscere fino dal Collegetto, come ai miei tempi si chiamava il Seminario minore...

 

 


PREGHIAMO 

Come Maria, Madre della speranza,

sostiamo ai piedi della croce per contemplare

quale grande amore Dio ha riversato su di noi.

Su quel legno glorioso

il corpo del Crocifisso è divenuto per noi

pegno di salvezza e fonte di riconciliazione.

Nel Battesimo anche noi siamo uniti a quella stessa croce

per essere compartecipi anche della risurrezione.

Lasciamoci avvolgere da quelle braccia distese.

Lasciamoci benedire da quelle mani inchiodate.

Lasciamoci fissare da quello sguardo d’amore.

Lasciamoci amare da quel cuore trafitto.

Lasciamoci lavare da quel sangue generoso.