settembre 2023            

Venerabile

PADRE DANIELE DA SAMARATE

frate cappuccino missionario

lebbroso

 

Verso il centenario della morte / 4

 

Settembre 2023

 

 

    

 Piccola Biografia in omaggio per te: Chiedila!

      

                       

                       

Cari amici,

Pace e bene.

 

            Continuiamo a leggere quanto il giovane missionario padre Eliodoro da Inzago scrisse sul morale di padre Daniele lebbroso e sul luogo in cui dal 27 aprile 1914 si era volontariamente ritirato. È un ulteriore passaggio verso il centenario del transito del Venerabile padre Daniele da Samarate da questo mondo alla Vita eterna (19 maggio 2024) (cf. “La nostra Missione”, Belém do Parà, 5 febbraio 1924, in Annali Francescani, 31.03.1924).

 

 

Il morale di p. Daniele

            Sul principio della malattia, i Superiori della missione, nell'intento di combattere il morbo, o almeno paralizzarlo, decisero che P. Daniele si portasse in Italia e consultasse periti medici... Ma, non valsero, né medici, né medicine. Fiat: andiamo al Medico Divino!

            Dovendo far ritorno al Brasile, ottenne dai Superiori di passare per Lourdes, dove forse P. Daniele avrebbe aspettato qualche grazia per l'intercessione della Madonna. Ed il miracolo gli fu concesso, non della guarigione, ma quello più grande della conformità al volere del Cielo.

            Ecco come si esprime P. Daniele: "Mi trovavo a Lourdes, il 21-22 Agosto del 1908; era l'occasione di un triduo a S. Giovanna D'Arco. Ho pregato con fede la Madonna; ho preso il bagno alla Piscina miracolosa, e quando seppi l'ora della Processione Eucaristica, allora io mi sono schierato in ordine cogli infermi per essere particolarmente benedetto. Nel momento solenne, quando il Vescovo funzionante, passò davanti a me, e mi vide in ginocchio, non riscontrando in me, esteriormente, sintomi di malattia, si fermò e mi domandò: "Infirmus es?". "Utique" risposi. Alzò l'Ostensorio e mentre tracciava il segno di croce per benedirmi, miei occhi si spalancarono più che mai, fissando l'Ostia santa; e ricordandomi del lebbroso del Vangelo, le mie labbra si aprirono istintivamente: "Domine, si vis, potes me mundare...” Una voce interiore, misteriosa e ben sensibile al mio cuore, risponde: "Non voglio... Va in pace, riceverai altra grazia... La tua malattia sarà ad maiorem Dei gloriam, e per il maggior tuo bene spirituale.” Da quel momento mi sono trovato completamente trasformato: un senso di indicibile conformità, accompagnato da una infinita giocondità e allegria, invase la mia mente, il mio cuore, tutto il mio essere... E da quel momento non ho più perso un solo minuto di serenità, e d'allora in poi non ho più fatto una preghiera per la mia guarigione".

            Ecco la grazia! Ecco il miracolo! Tutti noi Missionari che passammo per questa stazione, e visitammo P. Daniele, lo confermiamo. Il morale di P. Daniele è sostenuto da una ammirabile serenità di spirito. Non un lamento dal suo labbro. Pare, anzi è contento, è felice di essere così ridotto; e dico di più, è a Dio grato di questa infermità che riconosce come grazia speciale. Non una sola volta abbiamo raccolto dalle sue labbra queste parole: "Sia mille volte benedetto il Signore che mi ha premiato con questa malattia".

 

Il lazzaretto di Tocunduba

            Secondo l'ultima statistica, il numero dei lebbrosi dello Stato del Parà assorge a 4000; residenti in Belém do Parà, a 1500. Il Governo procura e adopera tutti i mezzi per isolare i poveri infelici, ricoverarli negli ospedali, per evitare una maggiore trasmissione del male.

            Ed ecco Tocunduba. Ecco il lazzaretto, l'asilo degli infelici, il ritiro dei condannati, il grande ospedale del Parà che sorge a circa due chilometri dalla città. Ecco il campo della putrefatta umanità che raccoglie circa 300 ammalati. L'area è di 1110 m. Nel centro vi sono tre padiglioni, o tre infermerie, due per gli uomini e una per le donne. Dal lato sinistro dell'infermeria femminile si stacca un corridoio largo tre metri e mezzo, lungo diciannove, che funziona da cappella per le funzioni religiose. Il resto del locale è composto di circa 70 case, disposte lateralmente, da formare come due ali, abitate da intiere famiglie lebbrose. Un piccolo paese; più che case però, sono capanne misere, legate da pali, fango, fabbricate dagli stessi lebbrosi. Nell'interno, salvo qualche altra stamberga, qua e là, è bosco, melma, terreno allagato, vivaio di insetti insolenti e trasmissori di febbri palustri.

            Chi visita quel lazzaretto, non coll'intento del Missionario, il cui ministero, il cui dovere di coscienza lo sprona a correre per salvare un'anima, ma coll'intento di una gita, di appagare una curiosità, e coll'impressione di vedere anche questa miseria umana coi propri occhi, subito viene invaso da un sentimento di paura e di ribrezzo nel medesimo tempo, quasi con pentimento d'aver avuto troppo fretta di accontentare una tal curiosità. E si avanza il visitatore curioso... entra.... sente come il bisogno di parlare sottovoce. Perché? Non lo sa. Ad un certo punto, i suoi occhi si aprono e sorpresi si fissano sopra figure di mostri umani, che sbucano da ogni parte: dalle finestre, dall'infermeria, dalle case. Più si contempla quegli esseri umani contraffatti, più si sente terrificati e rabbrividiti.

            "Caro Padre, - mi diceva un giovane di 26 anni, osservi in che stato mi trovo.... - e mi mostrava tutte le sue piaghe; aveva perso completamente i piedi, e camminava colle ginocchia, appoggiandosi alle grucce”...

            Ebbene, in questo asilo, dove vivono centinaia di esseri segregati dal mondo; in questo luogo disprezzato, fuggito, odiato, ove si albergano tanti sventurati nel corpo e nell'anima, chi doveva essere l'angelo consolatore?... Il nunzio divino, che vivendo al contatto delle loro anime, solo poteva annunciare la pace, la rassegnazione cristiana, colle parole del Vangelo, della fede e del premio eterno? - Iddio preparava un Apostolo.

 

(fra claudio todeschini)

 

 

 


           

   GRAZIE DANIELE 

             

Grazie del tuo coraggio

Mite Daniele degli oppressi

Che carezzavi i dolenti

Senza calcoli di prudenza

Senza temere insuccessi

Né soffermarti a dosare

Il tuo slancio per la giustizia

Già scaturito dai santi.

 

       Laura Breve Polli    2006/3