aprile 2022

Venerabile

PADRE DANIELE DA SAMARATE

frate cappuccino missionario lebbroso
 

            Sit nomen Domini benedictum

 

Aprile 2022
 

 Piccola Biografia in omaggio per te: Chiedila!

 

 

                        Cari amici,

Pace e bene.

 

Nell’anno 1900 la Pasqua cadeva il 16 aprile e padre Daniele si trovava alla Colonia di S. Antonio del Maracanà da febbraio. Nel libro della Cronaca, il nostro giovane missionario racconta e commenta la sua prima settima Santa nella foresta…

           

 

            ...Siamo durante la Settimana Santa. Perfino i cuori più duri e ostinati si sarebbero commossi nell'assistere alle sublimi funzioni di questa Settimana celebrate con tutta la solennità possibile, non dico, in una grande città dove i sacerdoti sono abbondanti e il popolo già è istruito sui misteri, ma in un villaggio di Indi, in un luogo che ieri era ancora foresta, dove ci sono solamente due sacerdoti e il popolo sa poco di tutto e assolutamente nulla di Religione, in un luogo, cioè, dove c’è neppure la chiesa, ma una piccola cappella modesta fatta di paglia, anche se dignitosa.

            Infatti, il popolo, debitamente avvisato, si è riunito quasi tutto, eccetto qualche indio, nella nostra Cappella per assistere alla messa solenne del giovedì santo, 12 aprile 1900, cantata da P. Carlo, nella quale un buon numero di fedeli e i Bambini della scuola hanno fatto la comunione generale. Dopo la messa si fece tutto come è prescritto dal cerimoniale. Alle 3 del pomeriggio dello stesso giorno si è fatta la cerimonia della lavanda dei piedi, ha celebrato il Direttore P. Carlo, il quale ha lavato i piedi ai dodici Padri di famiglia più vecchi della Colonia

senza distinzione di Cristiani e di Indi. Ha chiuso la funzione con un discorso di circostanza.

            Il venerdì santo, 13 aprile, alle 6 del mattino la nostra chiesetta era già piena di popolo per ascoltare la Messa dei presantificati, prima della quale si è cantato il Passio, c'è stata l'adorazione della Croce con il canto degli improperi. La sera, dopo la recita del rosario, c'è stato il discorso della Passione e subito dopo la processione del Cristo morto che si è svolta molto ben ordinata e seguita da così tanto popolo che ha suscitato la meraviglia di tutti. Non sono mancati il rispetto e la devozione. Il celebrante P. Carlo ha terminato la funzione rivolgendo al popolo due parole sulla Madonna Addolorata; sono stati tutti profondamente commossi e edificati. E se ieri suscitava una santa ammirazione il vedere i Bambini della scuola quasi tutti Indi presenti all’ora di adorazione al S. Sepolcro; così oggi era commovente vedere il popolo cristiano e indio correre alla chiesa, adorare e baciare con devozione l’immagine del Cristo Redentore. Non sembrava proprio di essere in mezzo agli Indi.

            Il sabato santo al mattino, alla presenza del popolo, c'è stata la benedizione del fuoco, si sono lette le profezie, cantate le Litanie e la Messa di Alleluia mentre alla sera, come al solito, abbiamo confessato molta gente. La Risurrezione, 15 aprile, è stata festeggiata con tutta la solennità possibile. Alla prima messa un buon numero di persone ha fatto la comunione.

            Alle otto quasi tutta la Colonia era presente alla Messa cantata, dopo la quale P. Carlo intrattenne quel popolo con un erudito sermone sul grande mistero del giorno. Ritornarono tutti ben impressionati delle grandi funzioni dicendo tra di loro quanto è grande e sublime la Religione Cristiana.

            Queste feste devote avrebbero dovuto dare una grande soddisfazione ai Padri Cappuccini che si dedicano con tanti sacrifici alla catechesi degli Indi; invece hanno sofferto molte amarezze e dispiaceri. Perché nelle notti di giovedì, venerdì, sabato santo e domenica di Pasqua il Direttore è stato costretto a vigilare tutte queste notti, andando per le strade, per impedire i disordini che alcuni Indi, per tutto quel tempo ubriachi, minacciavano di fare, togliendo molte volte dalle loro mani armi offensive con le quali volevano litigare.

            Chi non abita qui, non immagina, perfino non crede a queste cose e ci considera esagerati. Ma il sottoscritto che è stato testimone non solo delle funzioni della settimana santa, ma anche delle orgie diaboliche di questi Indi ubriachi, può dire e giudicare a quanti sacrifici, a quanti pericoli e preoccupazioni si sottopone il Missionario Cappuccino che voglia far bene i suoi doveri. Sia tutto per amor di Dio.

 

Frei Daniel da Samarate

 

I sacrifici, i pericoli e le preoccupazioni a cui si sottopone il Missionario Cappuccino hanno una sola ragione, un solo motivo: Tutto per amore di Dio!

La Passione del Signore per gli uomini continua nei suoi apostoli, che seminano e coltivano il buon grano anche là dove è insidiato dalla zizzania. Grazie padre Daniele, a te e a tutti quelli che tramettono il Vangelo con tenacia e pazienza.

 

fra claudio todeschini

 

 

 


Preghiamo

(Una reliquia della Passione)

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca.

Girare il mondo con quel recipiente

e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio

e curvarmi giù in basso,

non alzando mai la testa oltre il polpaccio

per non distinguere i nemici dagli amici,

e lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato,

del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più,

di quel compagno per cui non prego mai,

in silenzio

finché tutti abbiano capito nel mio

il tuo amore.